Quante emozioni può contenere una poesia? Tante quante sono le sensazioni che un poeta sceglie di donare al suo lettore. La poesia ha tanto da insegnare. Per me è stata l’amica immaginaria di una solitaria adolescenza. L’amica di banco che ti accoglie con un foglio bianco in cerca di una nuova parola, una nuova storia, un desiderio nascosto … un racconto di vita. La poesia è cresciuta con me salendo i gradini che mi hanno permesso di crescere. Basta chiudere gli occhi. Ascoltare e lasciare che la mente possa viaggiare lontano. Non ricordo di preciso quando. Ricordo solo che quel giorno i miei occhi hanno scoperto l’orrore della guerra.
Iraq,
Falluja è una città situata a circa 69 km ad ovest di Baghdad. Un documentario in
rete non lascia spazio all’immaginazione e racconta una città martoriata dalla
guerra. Nel 2005 Sigfrido Ranucci e Maurizio Torrealta realizzano “Fallujah. La
strage nascosta”. Nel 2006 il documentario riceve il Premio Ilaria Alpi con la
seguente motivazione: «Sigfrido Ranucci svela in esclusiva l'utilizzazione del
fosforo nei bombardamenti americani su Falluja. L'inchiesta di Rai News 24 ha
fatto il giro del mondo denunciando un drammatico retroscena della guerra in
Iraq». Una poesia può varcare le porte dell’inferno? Raccontarne la crudeltà,
sentire l’orrore sulla pelle e guardare il nemico negli occhi prima di arrendersi
davanti alla morte? Una poesia ti può cambiare la vita. Perché se impari ad
ascoltare il dolore del mondo capisci cosa puoi fare per non restare a
guardare. Nel 2003 Falluja è stata coinvolta nella seconda guerra del golfo. Nell'Iraq
era conosciuta come la “città delle moschee”. Ne aveva oltre 200 tra la città e
i villaggi circostanti. Dopo la guerra circa il 60% degli edifici è stata
danneggiata, di cui il 20% totalmente distrutti, incluse 60 delle moschee della
città. Vittima dell’uso di armi chimiche, di ordigni incendiari, di armi basate
sul fosforo bianco e altre sostanze simili al napalm, come la bomba incendiaria
Mark 77. L'inchiesta di Ranucci e Torrealta rivela la violenza nei confronti
della popolazione, durante l’offensiva del 2004, da parte delle forze militari
statunitensi. Non basta osservare la guerra. È importante capirne tutte le
sfumature.
E
tra le lacrime è nata “Falluja” …
Le mura cadono,
tra me e l’asfalto fatto di paura,
un uomo urla, tra
i fucili che gli attraversano il petto,
la disperazione
cresce, tra la rabbia e l’innocenza
Nelle braccia gli
occhi spenti di mio figlio,
le sue piccole
mani che cercano il mio viso,
le ferite che
straziano l’amore di una madre,
… lo perdo,
avvolto nel calore del mio petto
mentre il cuore si
ferma, nell’ultimo respiro che lo lega a me.
Il silenzio è
inferno con le luci del tramonto,
il respiro è
dolore nel vedere ancora.
Urlo … alzando le
mani al cielo, verso un Dio che non vedrò,
sopravvivo … a l’odio nelle briciole di vita che mi
restano,
la forza cede …
tra gli aerei in volo sul nulla
nella città che ha
smesso di vessare.
Resto sola, nella
notte illuminata dalle bombe,
resto viva, tra il
sangue di chi mi ha amato,
resto calma,
perché la morte mi raggiunga in fretta.
Gli occhi sono
spenti mentre ascolto i passi ...
si avvicinano, mi
circondano, mi afferrano ...
... è l'illusione
prima del dolore,
... prima di
capire,
... prima di
morire.
Falluja è il simbolo di un'altra guerra fatta di disperazione, di rabbia e di innocenza. Raccontarne la tragedia, immaginare gli stessi aerei in volo su una città che ha smesso di respirare, ti cambia. Un fiume di emozioni capace di travolgere e lasciare un nodo alla gola, al cuore. Questa è la sottile linea di confine che ho superato nel 2011. Dai concorsi letterari alle petizioni per chiedere la tutela dei diritti umani nel mondo. Perché la pace e la libertà non possono restare intrappolati in un edificio fatiscente, ma hanno bisogno di tanto sostegno e solidarietà. Prima di lasciarvi continua il nostro percorso alla scoperta degli articoli della dichiarazione universale dei diritti umani. Articolo 6 «Ogni individuo ha diritto, in ogni luogo, al riconoscimento della sua personalità giuridica.».
Mariacarmela
Ribecco (Human Rights Activist)
