domenica 2 gennaio 2022

Libertà violate

Varcare, superare le porte di un carcere per ritornare alla propria vita. L’innocenza di un essere umano può nascondersi tra leggi e sentenze inique. Tante sono le persone ingiustamente condannate e esiliate nelle carceri di molti paesi. Nazioni dove le condanne avvengono in assenza di avvocati e accuse fondate. Patrick Zaki è tornato a casa dopo 22 mesi di detenzione. Il suo incubo è iniziato il 7 febbraio 2020, dopo l'arresto eseguito all’aeroporto del Cairo dalle autorità egiziane. Accusato di minaccia alla sicurezza nazionale, incitamento alle proteste illegali, sovversione, diffusione di false notizie e propaganda per il terrorismo. Il suo avvocato dichiara che Patrick è stato sottoposto a torture. Una detenzione preventiva più volte prolungata e la prima udienza in cui la Procura suprema accusa il giovane studente di “diffusione di false notizie dentro e fuori il paese”, inerente ad un articolo pubblicato su un giornale libanese nel 2019. L’articolo contiene alcune persecuzioni e discriminazioni subite dalla comunità copta egiziana. Al termine della terza udienza, il 7 dicembre 2021, il tribunale ne ordina la scarcerazione fino alla restante durata del processo. Un sospiro di sollievo ha accompagnato la sua liberazione avvenuta l'8 dicembre. Adesso si attende la data del primo febbraio con una nuova udienza che si spera lo scagionerà dalle accuse. L’abbraccio tra Patrick e la sua famiglia è un immagine che riscalda il cuore. “I was fortunate enough to be among my family and loved ones on a day like today, but I can’t forget my brothers and sisters who are still not among their families. I hope next year everyone will be in their homes on every occasion or moment they used to spend with their loved ones and no one is deprived of warm moments which when you miss when you are alone, you can't erase this from your memory.I wish everyone a happy new year.” è il  suo messaggio pubblicato su Twitter il 31 dicembre 2021. 

L’Egitto però non resta l’unico paese dove si susseguono casi che riguardano persone innocenti accusate per il loro attivismo civile. Sono l’Iran, dove attualmente sono detenuti giornalisti, avvocati, attivisti e cittadini che sfidano le dure leggi del loro paese. Penso al Pakistan, che continua ad incarcerare tutti coloro che vengono accusati di blasfemia. Minori e adulti che non hanno diritto a potersi difendere. Spesso abbandonati dalle loro famiglie per paura di subire minacce e omicidi. Ricordo l’ondata di arresti in Bahrain. Torture e detenzioni in un paese della quale si parla sempre troppo poco. Un paese che meriterebbe più interesse da parte dell’informazione internazionale e che testimonia di un governo capace di reprimere le proteste, manifestazioni che continuano a mietere vittime. Luglio 2021. A Cuba più di cinquemila persone sono state arrestate nei tre giorni di proteste contro il governo. Tra loro attivisti e giornalisti. Cina, Turchia, Filippine ... e le torture che viaggiano sulla rete attraverso dei filmati che raccontano cosa accade dietro le sbarre. Una crudeltà che lascia sbigottiti. Siamo davvero pronti ad affrontare un nuovo anno che sappiamo già pronto a ricordarci che la libertà resta un miraggio?    

Mariacarmela Ribecco (Human Rights Activist)

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