The anger of man has no limits. The anger of man against children is pure cruelty. (La rabbia dell'uomo non ha limiti. La rabbia dell'uomo contro i bambini è pura crudeltà.) Ed è proprio con questo pensiero personale che desidero parlarvi di una realtà che mi sconvolge. Una realtà dove è difficile trovare una ragionevole risposta. Proteggere un bambino significa tutelare il futuro dell’umanità, ad ogni costo e senza mai scendere a compromessi. Eppure i diritti dei fanciulli, ogni giorno, vengono violati. L’argomento riguardante il reclutamento dei minori nei conflitti armati sembra trovare poco spazio nelle pagine dell’informazione.
Per approfondire, e conoscere meglio questa terribile realtà, siamo entrati in contatto con Gabriele Paglialonga, attivista per i Diritti Umani e coordinatore della Divisione Diritti dell'Infanzia presso Amnesty International Italia, alla quale ho rivolto alcune domande.In quali paesi del mondo i bambini vengono arruolati
nei gruppi armati?
Negli ultimi tre
decenni è cambiata la fisionomia dei conflitti. Non si assiste più alla
contrapposizione armata tra Stati, ma all’esplosione di crisi interne in cui
gruppi politici, fazioni, gruppi religiosi o etnici si misurano tra loro,
determinando il collasso delle strutture statali e il proliferare di violazioni
e abusi dei diritti fondamentali su larghissima scala. In queste guerre il
fronte non si trova lontano, in un luogo definito, ma è dappertutto, tra le
case, nelle strade, nelle piazze dove la gente è in fila per il pane, quindi,
l’impiego di bambini soldato avviene sì nei gruppi armati di opposizione ma
anche negli eserciti regolari, in questo caso in maniera marginale. I paesi in
cui è documentato il loro impiego, dal 2016 ad oggi, sono 18: Afghanistan,
Camerun, Colombia, Repubblica Centrafricana, Repubblica Democratica del Congo,
India, Iraq, Mali, Myanmar, Nigeria, Libia, Filippine, Pakistan, Somalia,
Sudan, Sud Sudan, Siria e Yemen. Nonostante gli sforzi per contrastare questo
fenomeno, il numero di casi registrati è costantemente aumentato dal 2012 al
2020. E ci sono anche le bambine soldato. Smentendo così il luogo comune che
vuole i maschietti “propensi” alla guerra. In alcuni casi le ragazze
costituiscono il 40% dei minori che combattono nei conflitti armati, spesso
vittime di violenza di genere.
Esistono dei progetti di reintegrazione di ex bambini
soldato?
Numerosi sono i
trattati internazionali che sanciscono la tutela e la protezione dei minori.
Sebbene molti paesi abbiano siglato tali convenzioni riconoscendo che reclutare
con la forza i bambini in un conflitto è un (*) crimine, non tutti si sono
impegnati legalmente per ratificarli. Uno dei nostri obiettivi prioritari è
sollecitare quei Paesi a firmare e ratificare il 2° (**) Protocollo opzionale
alla Convenzione internazionale sui diritti dell’infanzia, che proibisce il
reclutamento coercitivo e l’impiego in un conflitto armato di qualsiasi
individuo che non abbia ancora compiuto i 18 anni, adottando misure efficaci
per proteggere i minori dal reclutamento forzato o volontario o dall’uso nelle
forze armate. Nell'aprile 2019, Virginia Gamba, Rappresentante speciale del
Segretario generale delle Nazioni Unite per i minori coinvolti nei conflitti
armati, ha lanciato la campagna "Agire per proteggere i bambini colpiti
dai conflitti armati". La campagna, che durerà fino alla fine del 2022, ha
lo scopo di ampliare la portata della precedente campagna "Children not
Soldiers" concentrandosi su tutte e sei le gravi violazioni che colpiscono
i bambini coinvolti nei conflitti armati nel tentativo di promuovere un
approccio globale in risposta a tali violazioni. La campagna cercherà di
rafforzare la collaborazione tra le Nazioni Unite, la società civile e la
comunità internazionale per sostenere azioni volte a porre fine e prevenire
gravi violazioni commesse contro i bambini in tempi di conflitto. A questi
impegni scritti, se saranno rispettati, chiediamo di assicurare che gli ex
bambini soldato abbiano accesso a programmi di sostegno a lungo termine
funzionali al loro reinserimento nella comunità. Solo così ci troveremmo di
fronte alla promozione di programmi di reinserimento dei piccoli combattenti
nella vita civile, nel pieno rispetto dei loro diritti, inizialmente attraverso
l’ospitalità in un luogo protetto con accesso a cure mediche e un costante
supporto psicologico ed emozionale, per poi essere ricongiunti con le famiglie
di origine. I programmi DDR In base all’art.6(3) del Protocollo gli stati
devono avviare programmi di “Disarmo, Smilitarizzazione (Demobilisation) e
Reintegrazione” (DDR) per aiutare i bambini e le bambine soldato a superare i
traumi fisici, ma soprattutto psicologici causati dall’arruolamento e a
riprendere la loro vita all’interno della comunità. La maggior parte delle
ragazze, tuttavia, pur avendo maggior bisogno di cura e di protezione, sono
spesso escluse perché considerate “mogli” dei combattenti. La maternità
costituisce un ulteriore impedimento al reinserimento, perché la comunità di
origine potrebbe rifiutare di accoglierle ed assisterle a causa del “figlio
illegittimo”, a prescindere dal fatto che sia stato concepito contro la loro
volontà.
Da anni lavori come
coordinatore della Divisione Diritti dell'Infanzia presso Amnesty International
Italia. Quali sono le storie che ti hanno toccato di più?
Sicuramente quando fu dato l’annuncio della studentessa e
attivista pakistana per il diritto all’istruzione Malala Yousafzai e
l’attivista indiano per i diritti dei minori Kailash Satyarthi insigniti del
premio Nobel per la pace. A livello personale, sono felice che il premio sia
andato a due colleghi che ammiro. Vere ispirazioni per battersi per i diritti
dei bambini e delle bambine. Malala, l'anno precedente, nel 2013, ha anche
ricevuto il più alto riconoscimento di Amnesty International, il premio
Ambasciatore della coscienza. Grande soddisfazione invece per l’approvazione in
Italia di due importanti strumenti legislativi dedicati alla protezione dei
minori, che noi associazioni ed organizzazioni abbiamo promosso e sostenuto,
sin da quando sono stati depositati, fornendo importanti contributi ai testi,
alla luce della nostra esperienza diretta con i minori. Il primo, votato il 19
Settembre 2012 all'unanimità dall'Aula del Senato italiano, il testo di
ratifica della Convenzione di Lanzarote per la protezione dei minori e contro
lo sfruttamento e l'abuso sessuale anche a mezzo Internet, al termine di un iter
durato 5 anni. Il Capo II della legge che recepisce le disposizioni della
Convenzione, detta disposizioni di adeguamento dell'ordinamento interno che
prevede rilevanti "novelle" al codice penale, anche quando consumati
al di fuori dei confini nazionali. Un altro risultato storico atteso da tre
anni quello entrato in vigore del provvedimento il 06 maggio 2017, quando il
parlamento italiano approva la tanto attesa legge che regola l’accoglienza e la
protezione dei minori stranieri non accompagnati (MSNA), diventati titolari di
diritti in materia di protezione dei minori a parità di trattamento con i/le
minori di cittadinanza italiana o dell'Unione europea. L’auspicio è che queste
leggi possano essere di esempio anche per altri Paesi europei ed extra-EU, uno
stimolo ad andare avanti sugli enormi problemi dei diritti umani dei minori che
abbiamo di fronte in questo periodo nel mondo. Ringraziando i parlamentari
delle diverse forze politiche che hanno sostenuto i provvedimenti, sarà
fondamentale che tutte le disposizioni previste trovino piena applicazione ed è
nostro obiettivo continuare a lavorare insieme per assicurare che ciò avvenga,
consapevoli di aver fornito alle nuove generazioni le conoscenze e gli
strumenti per potersi attivare in difesa dei propri diritti e di quelli altrui.
Questo è possibile grazie a persone che con una firma, una donazione o
scendendo in piazza, ci aiutano a tenere accesa la fiamma dei diritti umani. Ricorda,
è merito tuo: #AmnestyIsYou.
Tutti i bambini hanno diritto a ...
… un mondo a
misura di bambino e bambina: un buon modo per dare seguito al salto culturale
prodotto dalla Convenzione Onu sui diritti dell'infanzia e dell’adolescenza, il
trattato più ratificato della storia, adottato dall’Assemblea Generale delle
Nazioni Unite il 20 novembre 1989.
Tante
sono le problematiche che viaggiano e cercano sostegno, per regalare un futuro
giusto ed equo alle nuove generazioni che ci guardano con immensa curiosità.
Proteggere l’infanzia di un bambino significa restituire al mondo un barlume di
speranza. Le guerre sono le macchie nere che imbrattano la nostra storia. I
bambini reclutati nei conflitti sono la cicatrice che ci ricorda il fallimento
che l’essere umano porta avanti senza comprensione e senza pietà.
Mariacarmela Ribecco (Human Rights Activist)
(*) Secondo lo Statuto della Corte Penale Internazionale, nella definizione di “crimini di guerra” è incluso il “reclutare o arruolare fanciulli di età inferiore ai quindici anni nelle forze armate nazionali o farli partecipare attivamente alle ostilità” e “reclutare o arruolare fanciulli di età inferiore ai quindici anni nelle forze armate o in gruppi armati o farli partecipare attivamente alle ostilità” (art. 8.2 lett.b). Con questo articolo viene proibita non solo la partecipazione diretta dei bambini ai combattimenti, ma anche la loro partecipazione attiva alle attività militari collegate come l’esplorazione, lo spiare, il sabotaggio e l’uso dei bambini come facchini, corrieri, o basisti nei punti di controllo militari. Lo Statuto definisce “crimine contro l’umanità” anche lo sfruttamento sessuale (art. 7.1 g). Lo Statuto è entrato in vigore il 1° luglio 2002 con la ratifica da parte del sessantesimo Stato. L’Italia l’ha ratificato con Legge n. 232
(**) Il Protocollo Opzionale alla Convenzione sui Diritti dell’infanzia e dell’adolescenza sul coinvolgimento dei minori nei conflitti armati (maggio 2000) vieta che i minori di 18 anni possano essere soggetti a leva obbligatoria e partecipare ai conflitti sia negli eserciti sia nei gruppi di opposizione armata. È permesso però l’arruolamento volontario ai minori di 18 anni. Gli Stati, all’atto della ratifica del Protocollo, devono comunicare l’età minima per la leva volontaria (16-17 anni). Il Protocollo è entrato in vigore nel febbraio 2002. La partecipazione ai conflitti è vietata anche dalla Convenzione ILO sulla proibizione e l’immediata eliminazione delle peggiori forme di lavoro minorile (giugno 1999). Lo Statuto della Corte Penale Internazionale (1998)

