giovedì 16 settembre 2021

Le guerre. Il diritto all’infanzia. Il reclutamento dei bambini nei conflitti armati.

The anger of man has no limits. The anger of man against children is pure cruelty. (La rabbia dell'uomo non ha limiti. La rabbia dell'uomo contro i bambini è pura crudeltà.) Ed è proprio con questo pensiero personale che desidero parlarvi di una realtà che mi sconvolge. Una realtà dove è difficile trovare una ragionevole risposta. Proteggere un bambino significa tutelare il futuro dell’umanità, ad ogni costo e senza mai scendere a compromessi. Eppure i diritti dei fanciulli, ogni giorno, vengono violati. L’argomento riguardante il reclutamento dei minori nei conflitti armati sembra trovare poco spazio nelle pagine dell’informazione. 

Per approfondire, e conoscere meglio questa terribile realtà, siamo entrati in contatto con Gabriele Paglialonga, attivista per i Diritti Umani e coordinatore della Divisione Diritti dell'Infanzia presso Amnesty International Italia, alla quale ho rivolto alcune domande. 

In quali paesi del mondo i bambini vengono arruolati nei gruppi armati?

Negli ultimi tre decenni è cambiata la fisionomia dei conflitti. Non si assiste più alla contrapposizione armata tra Stati, ma all’esplosione di crisi interne in cui gruppi politici, fazioni, gruppi religiosi o etnici si misurano tra loro, determinando il collasso delle strutture statali e il proliferare di violazioni e abusi dei diritti fondamentali su larghissima scala. In queste guerre il fronte non si trova lontano, in un luogo definito, ma è dappertutto, tra le case, nelle strade, nelle piazze dove la gente è in fila per il pane, quindi, l’impiego di bambini soldato avviene sì nei gruppi armati di opposizione ma anche negli eserciti regolari, in questo caso in maniera marginale. I paesi in cui è documentato il loro impiego, dal 2016 ad oggi, sono 18: Afghanistan, Camerun, Colombia, Repubblica Centrafricana, Repubblica Democratica del Congo, India, Iraq, Mali, Myanmar, Nigeria, Libia, Filippine, Pakistan, Somalia, Sudan, Sud Sudan, Siria e Yemen. Nonostante gli sforzi per contrastare questo fenomeno, il numero di casi registrati è costantemente aumentato dal 2012 al 2020. E ci sono anche le bambine soldato. Smentendo così il luogo comune che vuole i maschietti “propensi” alla guerra. In alcuni casi le ragazze costituiscono il 40% dei minori che combattono nei conflitti armati, spesso vittime di violenza di genere.

Esistono dei progetti di reintegrazione di ex bambini soldato?

Numerosi sono i trattati internazionali che sanciscono la tutela e la protezione dei minori. Sebbene molti paesi abbiano siglato tali convenzioni riconoscendo che reclutare con la forza i bambini in un conflitto è un (*) crimine, non tutti si sono impegnati legalmente per ratificarli. Uno dei nostri obiettivi prioritari è sollecitare quei Paesi a firmare e ratificare il 2° (**) Protocollo opzionale alla Convenzione internazionale sui diritti dell’infanzia, che proibisce il reclutamento coercitivo e l’impiego in un conflitto armato di qualsiasi individuo che non abbia ancora compiuto i 18 anni, adottando misure efficaci per proteggere i minori dal reclutamento forzato o volontario o dall’uso nelle forze armate. Nell'aprile 2019, Virginia Gamba, Rappresentante speciale del Segretario generale delle Nazioni Unite per i minori coinvolti nei conflitti armati, ha lanciato la campagna "Agire per proteggere i bambini colpiti dai conflitti armati". La campagna, che durerà fino alla fine del 2022, ha lo scopo di ampliare la portata della precedente campagna "Children not Soldiers" concentrandosi su tutte e sei le gravi violazioni che colpiscono i bambini coinvolti nei conflitti armati nel tentativo di promuovere un approccio globale in risposta a tali violazioni. La campagna cercherà di rafforzare la collaborazione tra le Nazioni Unite, la società civile e la comunità internazionale per sostenere azioni volte a porre fine e prevenire gravi violazioni commesse contro i bambini in tempi di conflitto. A questi impegni scritti, se saranno rispettati, chiediamo di assicurare che gli ex bambini soldato abbiano accesso a programmi di sostegno a lungo termine funzionali al loro reinserimento nella comunità. Solo così ci troveremmo di fronte alla promozione di programmi di reinserimento dei piccoli combattenti nella vita civile, nel pieno rispetto dei loro diritti, inizialmente attraverso l’ospitalità in un luogo protetto con accesso a cure mediche e un costante supporto psicologico ed emozionale, per poi essere ricongiunti con le famiglie di origine. I programmi DDR In base all’art.6(3) del Protocollo gli stati devono avviare programmi di “Disarmo, Smilitarizzazione (Demobilisation) e Reintegrazione” (DDR) per aiutare i bambini e le bambine soldato a superare i traumi fisici, ma soprattutto psicologici causati dall’arruolamento e a riprendere la loro vita all’interno della comunità. La maggior parte delle ragazze, tuttavia, pur avendo maggior bisogno di cura e di protezione, sono spesso escluse perché considerate “mogli” dei combattenti. La maternità costituisce un ulteriore impedimento al reinserimento, perché la comunità di origine potrebbe rifiutare di accoglierle ed assisterle a causa del “figlio illegittimo”, a prescindere dal fatto che sia stato concepito contro la loro volontà.

Da anni lavori come coordinatore della Divisione Diritti dell'Infanzia presso Amnesty International Italia. Quali sono le storie che ti hanno toccato di più?

Sicuramente quando fu dato l’annuncio della studentessa e attivista pakistana per il diritto all’istruzione Malala Yousafzai e l’attivista indiano per i diritti dei minori Kailash Satyarthi insigniti del premio Nobel per la pace. A livello personale, sono felice che il premio sia andato a due colleghi che ammiro. Vere ispirazioni per battersi per i diritti dei bambini e delle bambine. Malala, l'anno precedente, nel 2013, ha anche ricevuto il più alto riconoscimento di Amnesty International, il premio Ambasciatore della coscienza. Grande soddisfazione invece per l’approvazione in Italia di due importanti strumenti legislativi dedicati alla protezione dei minori, che noi associazioni ed organizzazioni abbiamo promosso e sostenuto, sin da quando sono stati depositati, fornendo importanti contributi ai testi, alla luce della nostra esperienza diretta con i minori. Il primo, votato il 19 Settembre 2012 all'unanimità dall'Aula del Senato italiano, il testo di ratifica della Convenzione di Lanzarote per la protezione dei minori e contro lo sfruttamento e l'abuso sessuale anche a mezzo Internet, al termine di un iter durato 5 anni. Il Capo II della legge che recepisce le disposizioni della Convenzione, detta disposizioni di adeguamento dell'ordinamento interno che prevede rilevanti "novelle" al codice penale, anche quando consumati al di fuori dei confini nazionali. Un altro risultato storico atteso da tre anni quello entrato in vigore del provvedimento il 06 maggio 2017, quando il parlamento italiano approva la tanto attesa legge che regola l’accoglienza e la protezione dei minori stranieri non accompagnati (MSNA), diventati titolari di diritti in materia di protezione dei minori a parità di trattamento con i/le minori di cittadinanza italiana o dell'Unione europea. L’auspicio è che queste leggi possano essere di esempio anche per altri Paesi europei ed extra-EU, uno stimolo ad andare avanti sugli enormi problemi dei diritti umani dei minori che abbiamo di fronte in questo periodo nel mondo. Ringraziando i parlamentari delle diverse forze politiche che hanno sostenuto i provvedimenti, sarà fondamentale che tutte le disposizioni previste trovino piena applicazione ed è nostro obiettivo continuare a lavorare insieme per assicurare che ciò avvenga, consapevoli di aver fornito alle nuove generazioni le conoscenze e gli strumenti per potersi attivare in difesa dei propri diritti e di quelli altrui. Questo è possibile grazie a persone che con una firma, una donazione o scendendo in piazza, ci aiutano a tenere accesa la fiamma dei diritti umani. Ricorda, è merito tuo: #AmnestyIsYou.

Tutti i bambini hanno diritto a ...

… un mondo a misura di bambino e bambina: un buon modo per dare seguito al salto culturale prodotto dalla Convenzione Onu sui diritti dell'infanzia e dell’adolescenza, il trattato più ratificato della storia, adottato dall’Assemblea Generale delle Nazioni Unite il 20 novembre 1989.

Tante sono le problematiche che viaggiano e cercano sostegno, per regalare un futuro giusto ed equo alle nuove generazioni che ci guardano con immensa curiosità. Proteggere l’infanzia di un bambino significa restituire al mondo un barlume di speranza. Le guerre sono le macchie nere che imbrattano la nostra storia. I bambini reclutati nei conflitti sono la cicatrice che ci ricorda il fallimento che l’essere umano porta avanti senza comprensione e senza pietà.   

Mariacarmela Ribecco (Human Rights Activist)

(*) Secondo lo Statuto della Corte Penale Internazionale, nella definizione di “crimini di guerra” è incluso il “reclutare o arruolare fanciulli di età inferiore ai quindici anni nelle forze armate nazionali o farli partecipare attivamente alle ostilità” e “reclutare o arruolare fanciulli di età inferiore ai quindici anni nelle forze armate o in gruppi armati o farli partecipare attivamente alle ostilità” (art. 8.2 lett.b). Con questo articolo viene proibita non solo la partecipazione diretta dei bambini ai combattimenti, ma anche la loro partecipazione attiva alle attività militari collegate come l’esplorazione, lo spiare, il sabotaggio e l’uso dei bambini come facchini, corrieri, o basisti nei punti di controllo militari. Lo Statuto definisce “crimine contro l’umanità” anche lo sfruttamento sessuale (art. 7.1 g). Lo Statuto è entrato in vigore il 1° luglio 2002 con la ratifica da parte del sessantesimo Stato. L’Italia l’ha ratificato con Legge n. 232

(**) Il Protocollo Opzionale alla Convenzione sui Diritti dell’infanzia e dell’adolescenza sul coinvolgimento dei minori nei conflitti armati (maggio 2000) vieta che i minori di 18 anni possano essere soggetti a leva obbligatoria e partecipare ai conflitti sia negli eserciti sia nei gruppi di opposizione armata. È permesso però l’arruolamento volontario ai minori di 18 anni. Gli Stati, all’atto della ratifica del Protocollo, devono comunicare l’età minima per la leva volontaria (16-17 anni). Il Protocollo è entrato in vigore nel febbraio 2002. La partecipazione ai conflitti è vietata anche dalla Convenzione ILO sulla proibizione e l’immediata eliminazione delle peggiori forme di lavoro minorile (giugno 1999).  Lo Statuto della Corte Penale Internazionale (1998)

Libertà violate

Varcare, superare le porte di un carcere per ritornare alla propria vita. L’innocenza di un essere umano può nascondersi tra leggi e sentenz...