sabato 22 agosto 2020

Africa. Le speranze e la realtà di un continente dimenticato

Le news viaggiano in rete e si susseguono come una finestra aperta che ci permette di guardare e capire un continente che merita più visibilità. Parliamo del continente africano e di chi, ogni giorno con cuore e dedizione, scegliere di raccontarci una realtà così lontana ma vicina alle nostre vite.

Cornelia Isabelle Toelgyes è vicedirettore di “Africa ExPress”, un quotidiano online che merita, probabilmente, di essere seguito più di alcuni quotidiani italiani. È attraverso le sue parole che ho scelto di portarvi oltre il mare che ci divide da un continente ricco di cultura, di storia ... di colori. Ma il fascino di un territorio lontano non deve e non può distrarci dalle condizioni di vita di popoli che meritano giustizia, libertà e dignità umana.


Cara Cornelia, quali sono i paesi dell’Africa dove la popolazione subisce un regime di continue sopraffazioni da parte del governo?

L'Eritrea e la Guinea Equatoriale sono certamente il Paese più repressivi del continente. Nella nostra ex colonia non esiste un sistema giudiziario indipendente, tanto meno un parlamento eletto democraticamente oppure un’assemblea legislativa, figuriamoci partiti all’opposizione o giornali liberi; è dunque ovvio che non c’è spazio per i diritti fondamentali dei cittadini, che continuano a scappare da questa prigione a cielo aperto. La miglior gioventù continuerà a scappare, non ci sarà verso di fermare l’esodo e il traffico di esseri umani finché non sarà ristabilita la democrazia. Uno Stato, che nel 2018 ha raccolto consensi nel mondo intero per aver firmato accordi di pace con l’Etiopia, fino a poco fa il suo peggiore nemico, ma è semplicemente un Paese il cui governo dimostra giornalmente di non essere ancora pronto per riconciliarsi con il proprio popolo. Il servizio militare obbligatorio a tempo indeterminato resta la principale causa perchè la gente fugge, cercando di raggiungere l’Europa. Infatti chi non è impegnato nelle caserme, deve svolgere lavori forzati per uno stipendio misero nelle miniere o presso imprese di costruzioni, ditte gestite da privati. Seconda all'Eritrea è la Guinea Equatoriale, piccolo ma ricchissimo Paese africano guidato con pugno di ferro da oltre 40 anni dal 78enne Teodoro Obiang Nguema Mbasogo, uno dei più longevi leader  del Continente africano. Lui e il figlio, Teodorin Obiang Nguema Mangue, vicepresidente del Paese, sono sotto processo in Francia, Svizzera e negli Stati Uniti per l’acquisto di ville, auto di lussi e quant’altro, con denaro pubblico. La ex-colonia spagnola conta nemmeno ottocentomila abitanti, ma l’ottanta per cento vive in miseria, con 1,25 dollari al giorno.  Le ricchezze, i proventi del petrolio sono in mano alla famiglia Obiang e pochi altri amici della stessa. La dittatura di Obiang è spietata. Gli oppositori vengono sbattuti nelle luride galere senza pietà. E, pur vantandosi di essere firmataria di molti trattati internazionali, la realtà all'interno del Paese è ben diversa. Non è un fatto eccezionale sentire urla di detenuti provenienti da galere sotterranee, mentre vengono torturati.

Quali sono le condizioni di vita in questi paesi?

La vita degli eritrei non è semplice. La povertà è tangibile in ogni dove. Il governo di Isaias non perdona i disertori; il servizio militare obbligatorio a tempo indeterminato resta la principale causa del perchè la gente fugge, cercando di raggiungere l’Europa. Chi resta si deve accontentare di uno stipendio miserabile, insufficiente persino di comprare un chilo e mezzo di carne. Lo scorso anno il regime di Asmara ha confiscato alla Chiesa Cattolica 29 strutture tra ospedali, cliniche e presidi medici. Poco dopo la stessa sorte è toccata alle scuole e la dittatura ha giustificato  la sua rappresaglia con l’applicazione di una normativa del 1995 che limita le attività delle istituzioni religiose. Sia cliniche che scuole spesso garantivano anche un pasto ai più poveri, ora sono privati anche di questo. E anche quest'anno Daniela Kravetz, avvocato cileno, inviato speciale delle Nazioni Unite per l’Eritrea, nel suo rapporto ha specificato: “Non si evidenziano concreti segnali di miglioramento, l’attuale situazione non ha subito cambiamenti sostanziali rispetto agli anni precedenti, malgrado sia stata riscontrata una timida apertura di dialogo con gli Stati confinanti”. Guinea: La ex-colonia spagnola conta nemmeno ottocentomila abitanti, ma l’ottanta per cento vive in miseria, con 1,25 dollari al giorno.  Le ricchezze, i proventi del petrolio sono in mano alla famiglia Obiang e pochi altri amici della stessa.

Come risponde l’Europa alle richieste di aiuto di chi sceglie di abbandonare il proprio paese e rischiare la vita in mare per raggiungere libertà e diritti?

L'Italia, l'Europa tutta cerca di arginare i flussi migratori.  Lo dimostrano gli accordi in atto con la Libia, il finanziamento alla Guardia costiera libica e la quasi totale assenza di soccorso in acque internazionali o/e anche in acque di competenza maltese o italiana. Ed è proprio di oggi la notiza battuta da molte agenzie, nonchè da OIM e UNHCR: "45 persone morte a largo delle coste libiche il 17 agosto scorso. I sopravvissuti sono 37, soccorsi da pescatori locali. E' il peggiore naufragio del 2020". Le navi commerciali rispondono sempre meno alle richieste di aiuto, temono che non gli venga assegnato prontamente un porto sicuro o che gli venga intimato di riportare i naufraghi in Libia. Solo quest'anno sono state ricondotte nei lagher libici oltre 7.000 persone. Altre 300 hanno perso la vita tentando di raggiungere le nostre coste, la porta dell'Europa. Malgrado i pericoli e in assenza delle navi delle ONG, 13.710 migranti sono sbarcati in Italia nei primi sette mesi di quest'anno; va comunque precisato che 5.357 persone sono arrivate con sbarchi autonomi dalla Tunisia. Per arginare il flusso dal Paese nordafricano, il nostro governo ha promesso la somma di 11 milioni alle autorità tunisine per rafforzare il controllo delle sue frontiere marittime. Inoltre si cerca di intensificare il rimpatrio tramite voli charter. Difficilmente i migranti tunisini potranno presentare la richiesta di protezione o asilo. Anche l'arrivo di migranti algerini è in netto aumento. Dall'inizio dell'anno al 31 luglio sono sbarcate 630 persone sulle coste sarde. Attualmente i rimpatri verso l'Algeria sono ancora sospesi a causa di Covid-19. Nel frattempo i migranti vengono trattenuti in Sardegna nei centri di prima accoglienza. Anche per loro la speranza di ottenere un permesso di soggiorno è quasi nullo.

Per poter capire è necessario ascoltare e attraverso le parole di Cornelia non possiamo che spalancare una finestra verso un continente tanto vasto quanto prezioso. Stimolare la curiosità di chi legge è già un bel traguardo quindi spero, e lo spero col cuore, di avervi incoraggiati a documentarvi sulle attuali condizioni in cui versano molte popolazioni dell’Africa. Cercare di capire è il primo passo che ci permette di osservare in modo concreto un continente che nasconde cicatrici fatte di speranze e realtà dimenticate.

Mariacarmela Ribecco (Human Rights Activist)

Nessun commento:

Posta un commento

Libertà violate

Varcare, superare le porte di un carcere per ritornare alla propria vita. L’innocenza di un essere umano può nascondersi tra leggi e sentenz...