È attraverso gli occhi di Gennaro, trascinata dalle sue emozioni, che posso trovare e vivere esperienze che a volte non sembrano toccare il nostro interesse collettivo. Il salvataggio di uomini, donne e bambini che sfidando la morte in mare tentando di aggrapparsi ad un futuro migliore. Gennaro Giudetti ha lavorato per Operazione Colomba – Colombia, Palestina e Libano.
Tratto
dal documentario “La febbre di Gennaro”, durante una delle tante operazioni di
soccorso in mare della Sea Watch, e la testimonianza di Gennaro che racconta «Ho
visto una mano che fuoriusciva dall’acqua. Sembrava fosse già annegata. Il
sesto senso mi ha detto di provare a salvare quella mano. Sentivo che c’era ancora
speranza. Ricordo che l’ho presa. L’ho tirata fuori dall’acqua. Chiaramente
stava male ma ci chiedeva di sua figlia. Una figlia che non riuscivamo a
trovare perché sicuramente era già caduta in acqua, Non si sa dove. La corrente
era molto forte».
Da quanti anni lavori per Medici senza frontiere?
Per Medici senza
frontiere lavoro dal 2018. Ho iniziato con l’emergenza ebola in Congo.
Perché
hai scelto di lavorare per questa ONG?
È un’organizzazione che
mi piace sicuramente perché è indipendente. Che opera sul campo e in prima
linea. Risponde alle grosse emergenze a livello mondiale, in maniera autonoma,
indipendente, neutrale e non politicamente controllata.
Quali
paesi hai visitato?
In Congo per l’emergenza
ebola, colera e morbillo. In repubblica centrafricana per un progetto contro la
violenza sessuale. In Yemen per l’emergenza Covid e in Italia a Codogno e Lodi
e nelle carceri italiane, sempre per l’emergenza Covid.
I luoghi che ti sono rimasti nel cuore?
Sicuramente la Colombia per
l’Operazione Colomba*. Con Operazione Colomba ho lasciato un pezzo del mio
cuore nella comunità di pace di San José de Apartado. È stata un’esperienza
fortissima. Questa comunità di pace lotta quotidianamente contro i paramilitari
per avere un mondo più giusto ed equo. Senza coltivare cocaina. Questo
chiaramente comporta anche la perdita di vite umane e molti sono proprio gli
abitanti della comunità di pace. Ogni posto ha la sua particolarità. Un altro
posto dove ho lasciato il cuore è in Italia per l’emergenza Covid. Ero nel mio
paese per la prima volta ed è stata un’esperienza forte. Erano persone che
potevo conoscere benissimo perché compaesani. Dal punto di vista emotivo è
stato molto forte.
Cosa
significa per te la parola solidarietà?
Secondo me è un concetto
che aimè purtroppo in questo periodo storico si va perdendo. Andrebbe
rispolverata. Solidarietà significa non girarsi dall’altra parte quando
qualcuno ci chiede aiuto. È importante ascoltare quel grido d’aiuto che ci
arriva in maniera quotidiana. Se ci mettessimo nei panni di chi ci chiede aiuto
sicuramente non saremmo così indifferenti a queste richieste.
*
Operazione Colomba è l’ambizione di alcuni volontari e obiettori di coscienza
della Comunità Papa Giovanni XXIII di vivere concretamente la nonviolenza in
zone di guerra.

