sabato 5 dicembre 2020

Attraverso gli occhi di Gennaro

È attraverso gli occhi di Gennaro, trascinata dalle sue emozioni, che posso trovare e vivere esperienze che a volte non sembrano toccare il nostro interesse collettivo. Il salvataggio di uomini, donne e bambini che sfidando la morte in mare tentando di aggrapparsi ad un futuro migliore. Gennaro Giudetti ha lavorato per Operazione Colomba – Colombia, Palestina e Libano.

Tratto dal documentario “La febbre di Gennaro”, durante una delle tante operazioni di soccorso in mare della Sea Watch, e la testimonianza di Gennaro che racconta «Ho visto una mano che fuoriusciva dall’acqua. Sembrava fosse già annegata. Il sesto senso mi ha detto di provare a salvare quella mano. Sentivo che c’era ancora speranza. Ricordo che l’ho presa. L’ho tirata fuori dall’acqua. Chiaramente stava male ma ci chiedeva di sua figlia. Una figlia che non riuscivamo a trovare perché sicuramente era già caduta in acqua, Non si sa dove. La corrente era molto forte».


Un racconto che ti trascina su una barca fatiscente, che ti fa sentire sulla pelle la disperazione di un altro essere umano. Perché in qualunque posto Gennaro sceglie di portarci è importante che ognuno di noi non dimentichi la sofferenza di un altro essere umano. Gennaro è di Taranto ma sul suo passaporto troviamo luoghi come il Niger, la Colombia, la Palestina, il Libano, il Congo e lo Yemen. Senza dimenticare il suo supporto per i salvataggi in mare con la Sea Watch e, attraverso Medici Senza Frontiere, la presenza
negli ospedali di Lodi e Codogno per supportare e superare l’emergenza Covid.

Da quanti anni lavori per Medici senza frontiere?

Per Medici senza frontiere lavoro dal 2018. Ho iniziato con l’emergenza ebola in Congo.

Perché hai scelto di lavorare per questa ONG?

È un’organizzazione che mi piace sicuramente perché è indipendente. Che opera sul campo e in prima linea. Risponde alle grosse emergenze a livello mondiale, in maniera autonoma, indipendente, neutrale e non politicamente controllata.

Quali paesi hai visitato?

In Congo per l’emergenza ebola, colera e morbillo. In repubblica centrafricana per un progetto contro la violenza sessuale. In Yemen per l’emergenza Covid e in Italia a Codogno e Lodi e nelle carceri italiane, sempre per l’emergenza Covid.  

I luoghi che ti sono rimasti nel cuore?

Sicuramente la Colombia per l’Operazione Colomba*. Con Operazione Colomba ho lasciato un pezzo del mio cuore nella comunità di pace di San José de Apartado. È stata un’esperienza fortissima. Questa comunità di pace lotta quotidianamente contro i paramilitari per avere un mondo più giusto ed equo. Senza coltivare cocaina. Questo chiaramente comporta anche la perdita di vite umane e molti sono proprio gli abitanti della comunità di pace. Ogni posto ha la sua particolarità. Un altro posto dove ho lasciato il cuore è in Italia per l’emergenza Covid. Ero nel mio paese per la prima volta ed è stata un’esperienza forte. Erano persone che potevo conoscere benissimo perché compaesani. Dal punto di vista emotivo è stato molto forte.

Cosa significa per te la parola solidarietà?

Secondo me è un concetto che aimè purtroppo in questo periodo storico si va perdendo. Andrebbe rispolverata. Solidarietà significa non girarsi dall’altra parte quando qualcuno ci chiede aiuto. È importante ascoltare quel grido d’aiuto che ci arriva in maniera quotidiana. Se ci mettessimo nei panni di chi ci chiede aiuto sicuramente non saremmo così indifferenti a queste richieste.  


Siamo lo specchio delle nostre scelte. Il riflesso che ci permette di essere diversi. E Gennaro non è una persona come tante. Ho visto il documentario “La febbre di Gennaro”, in collaborazione con Medici senza Frontiere, l’associazione Comunità Papa Giovanni XXIII e Sea Watch. La regia è affidata a Daniele Cini e Claudia Pampinella ed in questi mesi è in viaggio in tutta Italia per essere proiettato. Se ne avete l’opportunità guardatelo. Per quell’abbraccio tra Gennaro e una giovane donna salvata in mare. Per il sorriso
di Brígida, che vive nella Comunità di Pace di San José de Apartado, in Colombia. Per i bambini palestinesi che chiedono un futuro. Per le famiglie siriane che sopravvivono tra le bombe che distruggono le loro case e le loro vite. Attraverso gli occhi di Gennaro abbiamo tanto da imparare, in primis cos’è la solidarietà.

* Operazione Colomba è l’ambizione di alcuni volontari e obiettori di coscienza della Comunità Papa Giovanni XXIII di vivere concretamente la nonviolenza in zone di guerra.

Mariacarmela Ribecco (Human Rights Activist)

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