È
importante ricordare che «Quando un uomo distrugge il futuro di un bambino.
Quando un uomo permette ad altri uomini di calpestate il futuro di un bambino.
Lui non è più un uomo ... è un codardo!». Un messaggio che chiede giustizia per
le tante spose bambine. Piccole anime private della loro infanzia per essere
date in moglie in tenerissima età. Sono paesi come il Niger, la Repubblica
Centro Africana, il Chad, il Bangladesh, e ancora, il Burkina Faso, il Mali, il
Sud Sudan, la Guinea, il Mozambico, il Malawi e la Somalia.
Luoghi dove il futuro di molte bambine viene spesso già segnato alla nascita.
Promesse spose a uomini molto più grandi di loro. In Bangladesh detiene il
primato. Il 52% delle ragazze convola a nozze prima dei 18 anni, il 18% prima
dei 15 anni e il 2% sono bambine con meno di 11 anni. In paesi devastati dalle
guerre e dalla carestia le bambine vengono vendute per permettere al resto
della famiglia di sopravvivere. Le famiglie credo di salvarle dalla povertà ma
in realtà questo non accade diventando vittime della violenza domestica, l’impedimento
all’istruzione e la morte, spesso, causata da gravidanze che i corpi di queste
piccole bimbe non sono ancora in grado di affrontare.

Oggi
vorrei raccontarvi la storia di Nojoud Ali e portarvi in un villaggio dello
Yemen. Una storia dove la povertà di una famiglia trascina una bambina di soli
nove anni ad un matrimonio forzato con un uomo di trent’anni. Un matrimonio fatto
di violenza e che dopo due mesi vede la piccola Nojoud chiedere aiuto ad un
magistrato. È la seconda moglie di suo padre a suggerirle di scappare e cercare
un tribunale per chiederne il divorzio. Aiutata dall'avvocato Chadha Nasser,
troverà la libertà spezzando le catene di un matrimonio fatto di violenza e
umiliazioni. L’avvocato accusa il marito e il padre di aver mentito sulla reale
età della piccola. Il marito ha infranto la legge che vieta i rapporti intimi
con una giovane sposa che non ha ancora raggiunto la pubertà. Il giudice
propone il ricongiungimento della coppia dopo un intervallo di circa 3-5 anni
ma Nojoud non accetta. Il 15 aprile 2008 finalmente il tribunale le concede il
divorzio. La bimba deve risarcire il marito pagando mille riyal (circa 360
euro) ma non è sola. A sostenerla lo Yemen Times che raccoglie la cifra
richiesta attraverso una colletta. Una storia a lieto fine che ci ricorda che
questa vicenda resta, a tutt’oggi, la punta di un iceberg. Dalla vicenda nasce
un libro scritto dalla stessa Nojoud e dalla giornalista franco-iraniana
Delphine Minoui e dal titolo «Moi Nojoud, 10 ans, divorcée» (Io, Nojoud, dieci
anni, divorziata). Un best seller tradotto in 15 lingue e che ha ispirato un
film dal titolo «La sposa bambina», realizzato dalla regista Khadija al-Salami
nel 2014. Un consiglio personale. Trovate il tempo per leggere o vedere il film
ispirato alla storia di Nojoud Ali. Perché, come mi piace spesso ripetere, è importante
guardare anche oltre i nostri confini. La libertà di poter vivere una infanzia
serena. Il diritto di poter andare a scuola. Il dovere di proteggere
l’innocenza violata. Le leggi che tutelano i diritti dell’infanzia, spesso, non
arrivano nelle zone rurali dove le tradizioni sono difficili da sradicare ma
parlarne, sostenere chi tende la mano alle tante bambine in cerca di aiuto, è
un primo passo che ci avvicina a loro. Non dimentichiamole.
Prima
di lasciarvi torniamo a dare nuovamente uno sguardo alla Dichiarazione
Universale dei Diritti Umani. L’articolo 2 ci ricorda che «Ad ogni individuo
spettano tutti i diritti e tutte le libertà enunciate nella presente
Dichiarazione, senza distinzione alcuna, per ragioni di razza, di colore, di
sesso, di lingua, di religione, di opinione politica o di altro genere, di
origine nazionale o sociale, di ricchezza, di nascita o di altra condizione.
Nessuna distinzione sarà inoltre stabilita sulla base dello statuto politico,
giuridico o internazionale del paese o del territorio cui una persona appartiene,
sia indipendente, o sottoposto ad amministrazione fiduciaria o non autonomo, o
soggetto a qualsiasi limitazione di sovranità.»
Mariacarmela
Ribecco (Human Rights Activist)
Nessun commento:
Posta un commento