venerdì 16 ottobre 2020

Oltre i nostri confini - Parte 2 - “La storia di Nojoud Ali”

È importante ricordare che «Quando un uomo distrugge il futuro di un bambino. Quando un uomo permette ad altri uomini di calpestate il futuro di un bambino. Lui non è più un uomo ... è un codardo!». Un messaggio che chiede giustizia per le tante spose bambine. Piccole anime private della loro infanzia per essere date in moglie in tenerissima età. Sono paesi come il Niger, la Repubblica Centro Africana, il Chad, il Bangladesh, e ancora, il Burkina Faso, il Mali, il Sud Sudan, la Guinea, il Mozambico, il Malawi e la Somalia. Luoghi dove il futuro di molte bambine viene spesso già segnato alla nascita. Promesse spose a uomini molto più grandi di loro. In Bangladesh detiene il primato. Il 52% delle ragazze convola a nozze prima dei 18 anni, il 18% prima dei 15 anni e il 2% sono bambine con meno di 11 anni. In paesi devastati dalle guerre e dalla carestia le bambine vengono vendute per permettere al resto della famiglia di sopravvivere. Le famiglie credo di salvarle dalla povertà ma in realtà questo non accade diventando vittime della violenza domestica, l’impedimento all’istruzione e la morte, spesso, causata da gravidanze che i corpi di queste piccole bimbe non sono ancora in grado di affrontare.


Oggi vorrei raccontarvi la storia di Nojoud Ali e portarvi in un villaggio dello Yemen. Una storia dove la povertà di una famiglia trascina una bambina di soli nove anni ad un matrimonio forzato con un uomo di trent’anni. Un matrimonio fatto di violenza e che dopo due mesi vede la piccola Nojoud chiedere aiuto ad un magistrato. È la seconda moglie di suo padre a suggerirle di scappare e cercare un tribunale per chiederne il divorzio. Aiutata dall'avvocato Chadha Nasser, troverà la libertà spezzando le catene di un matrimonio fatto di violenza e umiliazioni. L’avvocato accusa il marito e il padre di aver mentito sulla reale età della piccola. Il marito ha infranto la legge che vieta i rapporti intimi con una giovane sposa che non ha ancora raggiunto la pubertà. Il giudice propone il ricongiungimento della coppia dopo un intervallo di circa 3-5 anni ma Nojoud non accetta. Il 15 aprile 2008 finalmente il tribunale le concede il divorzio. La bimba deve risarcire il marito pagando mille riyal (circa 360 euro) ma non è sola. A sostenerla lo Yemen Times che raccoglie la cifra richiesta attraverso una colletta. Una storia a lieto fine che ci ricorda che questa vicenda resta, a tutt’oggi, la punta di un iceberg. Dalla vicenda nasce un libro scritto dalla stessa Nojoud e dalla giornalista franco-iraniana Delphine Minoui e dal titolo «Moi Nojoud, 10 ans, divorcée» (Io, Nojoud, dieci anni, divorziata). Un best seller tradotto in 15 lingue e che ha ispirato un film dal titolo «La sposa bambina», realizzato dalla regista Khadija al-Salami nel 2014. Un consiglio personale. Trovate il tempo per leggere o vedere il film ispirato alla storia di Nojoud Ali. Perché, come mi piace spesso ripetere, è importante guardare anche oltre i nostri confini. La libertà di poter vivere una infanzia serena. Il diritto di poter andare a scuola. Il dovere di proteggere l’innocenza violata. Le leggi che tutelano i diritti dell’infanzia, spesso, non arrivano nelle zone rurali dove le tradizioni sono difficili da sradicare ma parlarne, sostenere chi tende la mano alle tante bambine in cerca di aiuto, è un primo passo che ci avvicina a loro. Non dimentichiamole.

Prima di lasciarvi torniamo a dare nuovamente uno sguardo alla Dichiarazione Universale dei Diritti Umani. L’articolo 2 ci ricorda che «Ad ogni individuo spettano tutti i diritti e tutte le libertà enunciate nella presente Dichiarazione, senza distinzione alcuna, per ragioni di razza, di colore, di sesso, di lingua, di religione, di opinione politica o di altro genere, di origine nazionale o sociale, di ricchezza, di nascita o di altra condizione. Nessuna distinzione sarà inoltre stabilita sulla base dello statuto politico, giuridico o internazionale del paese o del territorio cui una persona appartiene, sia indipendente, o sottoposto ad amministrazione fiduciaria o non autonomo, o soggetto a qualsiasi limitazione di sovranità.»

Mariacarmela Ribecco (Human Rights Activist)

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