Il nostro viaggio prosegue. Una nuova tappa che giunge nel continente africano, più precisamente nella Repubblica Democratica del Congo.
Le testimonianze si susseguono e il diritto all’infanzia si sgretola tra le dita delle mani. Li chiamano “enfants sorciers/bambini stregoni” e sopravvivono tra la povertà e la delinquenza. Sono bambini orfani. Sono bambini abbandonati dalle famiglie. Sono solo bambini vittime di una società che li ha marchiati come portatori di malattie, di disgrazie, di essere posseduti dal male. È difficile, se non impossibile, trovare una ragione che spinge una famiglia, a trascinare il proprio figlio nelle mani di un “presunto guaritore”, una persona che costringe la vittima a subire violenze e crudeli esorcismi. Riti che possono portare alla morte o che costringono ad una sola scelta … la vita in strada. Le pagine di cronaca sono tante. Tante le storie da condividere. Racconti di povertà dove può capitare che un figlio venga accusato di essere la causa della morte o della disgrazia di un parente. Le famiglie lasciano il bambino in una chiesa, nelle mani di uno pseudo santone. La giovane vittima viene tortura con strani riti. La candela fusa versata sui piedi e sulla fronte. Il digiuno per giorni. Azioni crudeli che possono portare alla morte del bambino. La testimonianza di una madre racconta dell’aggressione avvenuta nella sua casa dove il figlio accusato di stregoneria è stato cosparso di benzina e dato alle fiamme. Vivere per strada resta l’unica via di fuga per sopravvivere. Si ipotizza siano circa 23mila i bambini accusati di stregoneria. Alla nostra cara amica Cornelia Isabelle Toelgyes, giornalista e vicedirettore di “Africa ExPress”, abbiamo posto due domande importanti.
Quali sono le condizioni
di vita di questi bambini che vengono allontanati dalle famiglie e vivono per
strada?
I
bambini dannati, enfants sorcières, vivono nelle strade della capitale
Kinshasa. Sono ventimila, forse anche molti di più, i piccoli costretti a
sopravvivere tra violenze, droghe e abbandono nelle vie di questa immensa città
che conta oltre 11 milioni di abitanti. Un fenomeno davvero inquietante e in
continuo aumento, dovuto anche alla grave crisi economica, sociale. La maggior
parte di questi bambini - l'80 per cento - sono stati accusati di stregoneria
dalle proprie famiglie che li hanno letteralmente messi alla porta. I piccoli
sono infatti ritenuti responsabili di tutti i mali del proprio nucleo
familiare, incolpati di stregoneria da pastori di movimenti evangelisti meglio
conosciuti come chiese del risveglio, che alimentano le credenze popolari come
la superstizione e altro. Le condizioni di vita dei piccoli vanno oltre
qualsiasi immaginazione; il loro quotidiano è duro, contrassegnato da povertà
estrema, violenze, abbandono. Les enfants sorcières vivono generalmente in
gruppi, ognuno di esso composto da dieci bambini al massimo. Sopravvivono
grazie a piccoli furti, accattonaggio e prostituzione. Per sopportare questo
inferno fumano molto, canapa oppure o tumbaco (una sorta di polvere di
tabacco), sniffano colla e bevono lokoto (un alcool artigianale). Devono
rispettare, meglio sottostare, ai codici dettati dai loro simili, si sa, la
strada ha le proprie leggi. Per giorni, settimane, a volte mesi, i più grandi,
chiamati yankee, per temprare i nuovi arrivati li sottopongono a torture e
vessazioni, un vero e proprio rito di iniziazione. Un'infermiera ha raccontato
storie terribili: "I yankee procurano ferite con lamette da rasoio su
tutto il corpo dei piccoli, per poi urinarci sopra".
Cosa fa il governo
congolese per aiutare questi bambini?
Il governo della Repubblica Democratica del Congo si preoccupa poco o niente di questo esercito di "piccoli dannati". Giovani educatori, medici, infermieri, volontari di REJEER - una piattaforma congolese che raggruppa un centinaio di ONG impegnate nella protezione di minori, tra questi anche Medici del Mondo (MdM) - vanno ogni sera nei quartieri dove si raggruppano questi bambini. E mentre i volontari curano le innumerevoli ferite dei piccoli, qualcuno si confida e racconta pezzettini della propria storia.
La Repubblica Democratica
del Congo è un paese martoriato da anni di guerra e i bambini, che dovrebbero
essere il futuro in grado di cambiare le sorti del paese, restano ai margini di
una società che non tutela i diritti fondamentali all’infanzia. La speranza
resta accesa, perché i bambini non dovrebbero essere le “vittime” degli adulti,
ma il “futuro” degli adulti. L’Articolo 5 della Dichiarazione
Universale dei Diritti Umani ci ricorda che «Nessun individuo potrà essere
sottoposto a tortura o a trattamento o a punizione crudeli, inumani o
degradanti.».

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